
“Estratto a freddo” significa che l’olio extravergine o vergine è stato ottenuto a meno di 27 °C. L’olio si separa dalla pasta di olive per centrifugazione o percolazione. Non è uno slogan: è una menzione facoltativa definita dal Regolamento delegato (UE) 2022/2104, e chi la scrive in etichetta deve rispettarla. In questa guida vediamo cosa succede in frantoio e da dove viene la soglia dei 27 °C. Poi chiariamo la differenza con “spremuto a freddo” e quanto conta davvero la temperatura per la qualità dell’olio che metti in tavola.
In breve
- “Estratto a freddo” indica un olio vergine o extravergine ottenuto sotto i 27 °C con centrifugazione o percolazione: è la tecnica dei frantoi moderni.
- “Prima spremitura a freddo” ha la stessa soglia di 27 °C, ma vale solo per l’estrazione tradizionale con presse idrauliche.
- La fase in cui la temperatura pesa di più è la gramolatura, il lento rimescolamento della pasta di olive.
- Lavorare a freddo aiuta a proteggere aromi e composti fenolici, ma non basta da solo a garantire un grande olio: contano anche varietà, maturazione, cura in campo e igiene del frantoio.
- Entrambe le menzioni sono facoltative: un extravergine senza questa scritta non è per forza lavorato “a caldo”.
Indice
- Cosa vuol dire “olio estratto a freddo”
- Estratto a freddo o spremuto a freddo: la differenza
- Come si estrae l’olio, passo dopo passo
- La temperatura decide la qualità? Cosa dicono gli studi
- Come verificarlo in etichetta
- Dopo l’estrazione: filtrazione e conservazione
- Il nostro punto di vista
- Un olio da seguire fino alla bottiglia
- Domande frequenti
- Fonti
Cosa vuol dire “olio estratto a freddo”
Fino a qualche anno fa “a freddo” era un’espressione un po’ vaga, usata in modi diversi da marchi diversi. Oggi il significato è fissato dalla norma europea sulla commercializzazione dell’olio d’oliva. Il testo consolidato del regolamento stabilisce che l’indicazione «estratto a freddo» è riservata agli oli di oliva extra vergini o vergini ottenuti a meno di 27 °C con un processo di percolazione o centrifugazione della pasta di olive.
Da questa definizione derivano tre cose concrete:
- Vale solo per l’olio d’oliva vergine ed extravergine. Sugli oli di semi trovi spesso diciture simili, ma questa definizione riguarda gli oli d’oliva.
- È una menzione facoltativa. Nessun produttore è obbligato a scriverla. Se però la usa, deve rispettare la soglia di temperatura e il metodo indicato.
- Parla di temperatura e di tecnica, non di gusto. Ti dice come è stato lavorato l’olio, non quanto è buono. Ci torniamo più avanti, perché è il punto che crea più equivoci.
Lo scopo dichiarato del regolamento è proprio questo: proteggere chi compra da descrizioni fuorvianti, fissando criteri oggettivi per diciture che hanno un peso commerciale. In pratica, quando leggi “estratto a freddo” su una bottiglia venduta nell’Unione europea, quella scritta ha un significato preciso e verificabile.
Estratto a freddo o spremuto a freddo: la differenza
Le due espressioni sembrano sinonimi, e molti le usano così. Per la norma invece sono due cose diverse. Lo stesso Regolamento (UE) 2022/2104 riserva la «prima spremitura a freddo» agli oli ottenuti a meno di 27 °C con la prima spremitura meccanica della pasta di olive, mediante un sistema di estrazione tradizionale con presse idrauliche.
| Prima spremitura a freddo | Estratto a freddo | |
|---|---|---|
| Temperatura massima | Meno di 27 °C | Meno di 27 °C |
| Come si separa l’olio | Presse idrauliche, sistema tradizionale | Centrifugazione o percolazione |
| Tipo di impianto | Frantoio tradizionale a presse | Frantoio moderno a ciclo continuo |
| Oli ammessi | Vergine ed extravergine d’oliva | Vergine ed extravergine d’oliva |
| Obbligatoria in etichetta? | No, facoltativa | No, facoltativa |
Nei frantoi a ciclo continuo, che separano l’olio con il decanter, la dicitura corretta è quindi “estratto a freddo”. “Spremuto a freddo” ha un fascino antico, ma descrive correttamente solo l’olio ottenuto con le presse. Se trovi “spremuto a freddo” su un olio prodotto con impianti moderni, la formula giusta sarebbe l’altra.
Come si estrae l’olio, passo dopo passo
Per capire dove entra in gioco la temperatura, conviene seguire le olive dal campo alla bottiglia. Il manuale di produzione della Federazione FIOI descrive queste fasi principali dopo la raccolta:
- Defogliazione e lavaggio. Si tolgono foglie, rametti e terra, poi le olive vengono lavate.
- Frangitura. Le olive, nocciolo compreso, vengono frantumate con macine in pietra o con frangitori metallici. Si ottiene una pasta densa.
- Gramolatura. La pasta viene rimescolata lentamente in apposite vasche. È qui che la temperatura conta di più.
- Centrifugazione. Un decanter separa il mosto oleoso dall’acqua di vegetazione e dalla sansa (la parte solida).
- Filtrazione. L’olio viene filtrato per togliere residui e acqua in sospensione.
- Stoccaggio. L’olio riposa in contenitori adatti fino all’imbottigliamento.
La gramolatura, il momento decisivo
Le Linee Guida per la Qualità del CEQ descrivono la gramolatura come la fase in cui la pasta viene rimescolata lentamente per favorire l’aggregazione delle goccioline d’olio, la coalescenza. In questo modo l’olio si separa meglio nella centrifugazione successiva.
Detto in parole semplici: dopo la frangitura l’olio è disperso in goccioline minuscole. Rimescolando con calma, queste si uniscono in gocce più grandi, più facili da separare. Un po’ di calore rende la pasta più fluida e aumenta la resa, cioè la quantità d’olio estratta. Troppo calore, o un rimescolamento troppo lungo, rovina il risultato.
Il CEQ è chiaro su questo punto: una gramolatura troppo prolungata o temperature troppo alte possono favorire reazioni di ossidazione che riducono stabilità e qualità, aumentando parametri come acidità, numero di perossidi e tenore in cere. Le stesse linee guida indicano tempi ottimali di gramolazione compresi tra 30 e 60 minuti, a temperature tra 30 e 32 °C. Ricordano però che per scrivere “estratto a freddo” bisogna restare sotto il limite di legge dei 27 °C.

Questo dettaglio è utile: ti mostra che la soglia di legge e le indicazioni tecniche di qualità non coincidono per forza. Ed è proprio da qui che nasce il dibattito.
La temperatura decide la qualità? Cosa dicono gli studi
La convinzione diffusa è semplice: più freddo, olio migliore. La realtà è più sfumata, e vale la pena conoscerla prima di scegliere una bottiglia solo per quella scritta.
Cosa protegge il freddo
La temperatura incide soprattutto su due famiglie di sostanze. I composti fenolici danno amaro e piccante e sono apprezzati per il loro valore nutrizionale. Le sostanze volatili danno all’olio il suo profumo di erba, carciofo, pomodoro o mandorla. Un articolo dell’Almanacco della Scienza del CNR riporta che le basse temperature contribuiscono a preservare le sostanze bioattive, il colore e l’aroma dell’olio.
Perché 27 °C non è una bacchetta magica
Altri dati invitano alla prudenza. Le Linee Guida CEQ riportano uno studio in cui gli oli ottenuti sotto i 27 °C non avevano maggiore stabilità ossidativa né migliore qualità sensoriale di quelli ottenuti a 35 °C. Gli oli a 35 °C erano di buona qualità, mentre quelli a 45 °C sono stati respinti per il difetto di “riscaldo o cotto”.
Una ricerca pubblicata su LWT, Food Science and Technology nel 2009 si è posta proprio la domanda se gli oli vergini ottenuti sotto i 27 °C siano migliori. Gli autori osservano che la soglia per una specifica indicazione in etichetta sembrava basarsi su una distinzione commerciale arbitraria più che su una valutazione sperimentale della qualità. E ricordano che la qualità dipende da molti fattori: cultivar, grado di maturazione, pratiche agronomiche e igiene del frantoio.
Anche Slow Food arriva a una conclusione simile. La menzione indica il rispetto del limite di 27 °C, ma non è un valore assoluto di qualità: temperature un po’ superiori possono non pregiudicare l’olio e anzi favorire l’estrazione dei composti fenolici.

Come leggere tutto questo
Mettendo insieme i dati, il quadro è questo:
- Il calore eccessivo fa danni veri. Una gramolatura troppo calda o troppo lunga peggiora l’olio, fino a difetti che si sentono al naso e in bocca.
- Sotto i 27 °C sei al sicuro su questo fronte, ma qualche grado in più, gestito bene, non è per forza un problema.
- La qualità nasce prima del frantoio. Contano la varietà, il grado di maturazione delle olive e la cura in campo, non solo il termometro.
Il consiglio pratico: considera “estratto a freddo” un buon segnale di attenzione, non una garanzia. Un extravergine eccellente senza quella scritta può valere più di uno mediocre che la riporta in grande sul fronte della bottiglia.
Come verificarlo in etichetta
Ecco cosa guardare quando hai una bottiglia in mano:
- La categoria. La menzione può comparire solo su olio extravergine di oliva o olio di oliva vergine. Se leggi “estratto a freddo” su un olio di categoria diversa, come un olio di sansa di oliva, c’è qualcosa che non torna.
- La dicitura esatta. “Estratto a freddo” indica centrifugazione o percolazione; “prima spremitura a freddo” indica presse idrauliche. Sono le sole formule definite dalla norma per la temperatura di estrazione.
- Le altre informazioni. Guarda l’origine delle olive, la campagna di raccolta quando è indicata e il termine minimo di conservazione. Un produttore trasparente su questi punti di solito lo è anche sul resto.
- L’assaggio. Un extravergine fresco e ben fatto profuma di vegetale e ha note di amaro e piccante in equilibrio. Odori di muffa, rancido o “cotto” sono difetti, qualunque cosa ci sia scritto sopra.
Se vuoi approfondire chi c’è dietro la bottiglia, nella nostra guida ai produttori di olio di oliva italiano trovi cosa distingue una piccola realtà agricola.
Dopo l’estrazione: filtrazione e conservazione
La temperatura di estrazione è solo l’inizio. Un olio lavorato con cura può perdere qualità se conservato male.
Filtrare o no
Il manuale FIOI considera la filtrazione, continua a cartoni o con farine, necessaria per garantire stabilità e qualità. Evita infatti i processi fermentativi causati dal deposito di impurità sul fondo. L’olio non filtrato ha il suo fascino appena dopo la raccolta, ma va consumato presto. Abbiamo dedicato un articolo a parte a olio filtrato o non filtrato, con pro e contro di entrambe le scelte. Lo stesso tema torna anche in questa guida all’olio taggiasco e alla sua conservazione, un buon esempio di come cultivar e cura dopo il frantoio vadano di pari passo.
Come conservarlo a casa
Il manuale FIOI descrive lo stoccaggio professionale in contenitori di acciaio inox, spesso sotto gas inerte come azoto o argon per prevenire l’ossidazione, in locali a temperatura controllata, spesso tra 15 e 18 °C. A casa non hai un serbatoio ad azoto, ma puoi seguire la stessa logica:
- Lontano dalla luce: meglio bottiglie scure o latte, e una dispensa chiusa.
- Lontano dal calore: mai accanto ai fornelli o al forno.
- Poco ossigeno: richiudi bene la bottiglia e, se compri una latta grande, travasa un po’ alla volta in una bottiglia più piccola.
- Consumalo: l’extravergine non migliora invecchiando, quindi conviene non tenerlo in dispensa troppo a lungo.
Il nostro punto di vista
In UFarmer selezioniamo direttamente piccoli produttori di olio italiani. Ci accorgiamo spesso che la domanda “è estratto a freddo?” nasconde in realtà un’altra domanda: “posso fidarmi di quest’olio?”. La scritta in etichetta è un indizio utile, ma la fiducia nasce quando sai da dove arriva l’olio e chi lo ha fatto.
Per questo crediamo nell’adozione. Quando adotti un olivo segui la stagione attraverso gli aggiornamenti del produttore: la fioritura, la crescita delle olive, la raccolta. Capisci perché un’annata è diversa dall’altra e perché tempi e cure contano quanto la temperatura in frantoio. Se ti incuriosisce la parte che viene prima, il nostro articolo sull’olivo in primavera racconta risveglio, fioritura e allegagione.
Il nostro consiglio, quindi, è semplice: leggi l’etichetta, ma non fermarti lì. Assaggia, confronta, chiedi. Un olio raccontato bene da chi lo produce vale più di qualsiasi dicitura.
Un olio da seguire fino alla bottiglia
Se dopo tanta tecnica ti è venuta voglia di un extravergine di cui conosci tutta la storia, puoi adottare un olivo di uno dei produttori che abbiamo selezionato, a partire da 69 €. Il certificato di adozione con dedica arriva subito via email, oppure nel giorno che scegli se è un regalo. Durante la stagione ricevi gli aggiornamenti dal produttore e, alla fine del ciclo, il tuo olio extravergine arriva a casa secondo il calendario dell’adozione.

Se vuoi, puoi personalizzare la confezione a pagamento con una scritta in vinile, un tag in legno o un’etichetta personale, anche dopo l’acquisto. Tra le adozioni disponibili trovi per esempio l’Olio EVO IGP di Villa Petriolo e l’extravergine de Il Merlo. Preferisci assaggiare prima di scegliere? Le nostre box degustazione ti fanno conoscere un produttore, e sono anche l’unica proposta che arriva entro Natale, per gli ordini entro il 17 dicembre. Tutti i passaggi sono spiegati in come funziona.
Domande frequenti
L’olio estratto a freddo è più sano?
Le basse temperature aiutano a preservare composti fenolici, colore e aroma, quindi la lavorazione a freddo è un buon punto di partenza. Non è però una garanzia automatica: varietà delle olive, maturazione e cura della lavorazione pesano altrettanto. Per scegliere, conta l’insieme, non la sola dicitura.
Tutti gli oli extravergine sono estratti a freddo?
Non necessariamente, e non è detto che lo dichiarino. La menzione “estratto a freddo” è facoltativa: un extravergine può essere stato lavorato sotto i 27 °C senza scriverlo in etichetta. Se la scritta c’è, invece, la soglia deve essere rispettata.
Che cos’è la gramolatura delle olive?
È la fase in cui la pasta di olive, appena frantumata, viene rimescolata lentamente perché le goccioline d’olio si uniscano e si separino meglio in centrifuga. È il passaggio in cui la temperatura incide di più sulla qualità. Se è troppo calda o troppo lunga, l’olio rischia ossidazione e difetti.
Come conservare l’olio dopo il frantoio?
Tienilo al riparo da luce, calore e aria: bottiglie scure o latte, dispensa fresca, tappo sempre chiuso. Se è non filtrato, consumalo presto, perché il deposito può fermentare. In generale l’extravergine non migliora con il tempo, quindi è meglio non tenerlo da parte troppo a lungo.
“Spremuto a freddo” e “estratto a freddo” sono la stessa cosa?
No. Entrambe indicano una lavorazione sotto i 27 °C, ma “prima spremitura a freddo” vale solo per l’estrazione tradizionale con presse idrauliche. “Estratto a freddo” riguarda invece la centrifugazione o la percolazione, cioè gli impianti moderni.
Fonti
- Regolamento delegato (UE) 2022/2104, EUR-Lex
- Regolamento delegato (UE) 2022/2104, testo consolidato al 10 giugno 2024
- Linee Guida per la Qualità, CEQ
- Manuale di produzione dell’olio EVO, Federazione FIOI
- Are virgin olive oils obtained below 27 °C better than those produced at higher temperatures?, LWT 2009
- Olio di oliva sì, ma lavorato a freddo, Almanacco della Scienza CNR
- “Spremuto o estratto a freddo”: un valore assoluto?, Slow Food